Leggenda polacca L’USIGNOLO E LA CORNACCHIA – Lapappadolce

Leggenda polacca L’USIGNOLO E LA CORNACCHIA

Leggenda polacca L’USIGNOLO E LA CORNACCHIA

Wesna, dea della Primavera,  aveva un terribile nemico: il gigante Kuskaia. Forte, violentissimo e implacabile, da anni, da lustri, da secoli Kuskaia perseguitava la dea leggiadra e gentile, la signora dei campi verdi e delle foreste gioconde. Wesna cercava di sottrarsi al suo odio irragionevole, nascondendosi nelle caverne, distendendosi tra gli arbusti di ginepro, sul muschio folto e morbido delle selve. Ma doveva, povera dea perseguitata, vegliare di continuo, ascoltare attentissima i rumori più lievi, essere pronta, di continuo, alla fuga. Perciò, meschinella, aveva sempre sonno e le sue palpebre, qualche volta, pesavano più del piombo.

Ma una notte di giugno, assai dolce, una notte carica di profumo e di tiepido silenzio, la Dea capì di non poter vincere la stanchezza.

Pregò allora una cornacchia e un usignolo di vegliare per lei, e se si fosse presentato un pericolo, di avvertirla col loro cinguettio. In quell’epoca lontana lontana nel tempo, gli uccelli, tutti gli uccelli, avevano su per giù voce identica.

L’usignolo e la cornacchia accettarono l’incarico con entusiasmo. L’usignolo andò a mettersi in vedetta sulla cima di un larice, la cornacchia si cercò come osservatorio un abete alto e solenne.

Wesna si sdraiò sul muschio morbido e si addormentò subito:  si addormentò di un sonno sodo, di un sonno di pietra. Anche la cornacchia, che era grassottella e placida e aveva fatto una lauta cena, dimenticò la dea gentile, dimenticò il suo compito e scivolò spensieratamente, beatamente, nel mondo lieve dei sogni.

Quando Kuskaia, il perfido e terribile Kuskaia, giunse, ghignando, nella foresta silenziosa, fu solo l’usignoletto che, dall’alto del larice, vide la sua ombra gigantesca, fu solo l’usignoletto che, sgolandosi come gli fu possibile, avvertì la dea del grave pericolo e le diede modo di fuggire, di salvarsi.

Wesna volle poi premiare il fedelissimo amico e castigare la cornacchia pigra. Donò al primo una splendida voce, una voce che raccoglie in sè tutti i suoni e le musicali dolcezze della primavera trionfante, e all’altra una voce gutturale, aspra, antipatica.

Disse all’usignolo: – Il mondo ascolterà commosso le tue delicatissime canzoni, ti amerà, ti loderà –

Disse alla cornacchia: – Tu non avrai che disprezzo e beffe. Nessuno vorrà udirti, nessuno cercherà la tua compagnia.-

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