Poesie e filastrocche sugli UCCELLI

 Poesie e filastrocche sugli uccelli – una collezione di poesie e filastrocche sugli uccelli, di autori vari, per la scuola d’infanzia e primaria.

Gli uccelli
E uccelli, uccelli, uccelli,
col ciuffo, con la cresta, col collare:
uccelli usi alla macchia, usi alla valle:
scesi, dal monte, reduci dal mare:
con l’ali azzurre, rosse, verdi, gialle:
di neve, fuoco, terra, aria le piume:
con dentro il becco pippoli e farfalle. (G. Pascoli)

Buon cuore
“Ecco” diceva il passero affamato
“la neve bianca ha tutto sotterrato,
non c’è un filo d’erba qua nell’orto.
Prima di sera certo sarò morto”.
Allora s’apre piano un balconcino
e compare il visetto d’un bambino.
Il bimbo sparge in fretta sul balcone
le bricioline della colazione.
Poi si ritira. Allegro è il passerino,
par che cinguetti un “grazie” a quel bambino. (A. Ferraresi)

Parlano i canarini
Dice la canarina al canarino:
“Ascolta un po’, mio caro maritino
lo zuccherino che ci mette qua
la nostra padroncina ogni mattina
mentre si fa la nostra dormitina,
sempre sparisce, e come non si sa”.
Allora per scoprire il mariuolo
dormono entrambi con un occhio solo.
Ed ecco vedon capitar, bel bello
il bambino di casa, un furfantello.
che pian pianino lo zuccherino tocca
e di nascosto se lo mette in bocca.
Scuotono tristi il capo i canarini:
“Che gentaglia son mai questi bambini!” (L. Schwarz)

Il gatto e l’uccellino
L’uccellino sulla pianta
ride al cielo e lieto canta
quando arriva di soppiatto
per ghermirlo un grosso gatto.
L’uccellino con un trillo
vola via felice e arzillo!
Ed il gatto a muso tetro
ci rinuncia e torna indietro. (Anonimo)

Invito alle rondini
O rondine, che torni d’oltremare,
mi presti l’ali tue sì belle e nere?
Per tutta la mia terra voglio andare
le cento sue città voglio vedere
e quando la mia terra avrò veduto
ti renderò le alucce di velluto. (A. C. Pertile)

Pettirosso
Nel giardino di un bambino
è arrivato un uccellino.
Gli occhi neri, il petto grosso
il suo nome è pettirosso.
Salta, vola tutto il dì
e fa sempre tic tic tic.
E l’autunno ci ha annunciato
il suo canto ha regalato. (Anonimo)

Mastropicchio e Verderacchia
Mastropicchio Saltapicchio
col suo becco picchia e fa:
Ticche ticche ticcetà
La Ranocchia Verderacchia
gli propone: Senti qua,
io canticchio gra gra gra,
tu accompagni ticchetà! ».
Gre gre, ticche, gre gre gre,
zumpa ticche, zumpetè!
Vien la guardia: «Cosa c’è?
Favoriscano con me,
in prigione per schiamazzo
e strombazzi da strapazzo
aggravati da rumori ».
Buona notte ai suonatori! (E. Zedda)

Il ritorno della rondine
Bimbo, ritorno al tetto ove son nata
che giovinetta ancora abbandonai
poichè la primavera è ritornata;
e sono piena di faccende ormai.
Ho sposato quel vispo rondinino
che dall’infanzia fu mio buon amico
s’acchiappo’ insieme il primo moscerino
or si fa il nido preso il nido antico.
Così, bambino, accanto a te, felici,
di padre in figlio resteremo amici. (L. Schwarz)

Scricciolo
Per star bene, a questo mondo
basta un bel nidetto tondo
dove i sette fratellini
si raccolgono vicini
fuori neve a larghe falde
dentro muschio e piume calde
si è felici nel tepore
così stretti cuore a cuore. (G. Grohmann)

Passerini
Il grosso tiglio è tutto un bisbigliare
di passerini, come un chiacchierare
sentite quanto sono birichini
sembrano proprio… un crocchio di bambini. (M. M. Orsenigo)

Casa piccola
“Quel vostro nido è piccolo,
rondini, come fate?
I vostri figli crescono
e ormai più non ci state”.
“Ci stiamo, sì, stringendoci
così, tutti vicini,
stanno più caldi e morbidi
i nostri rondinini.
Poco posto si tiene
quando ci si vuol bene”. (L. Schwarz)

Il nido
Di beccucci si contorna
sulla rama il piccol nido,
quando intende il dolce grido
della mamma che ritorna.
Poi la madre ancor s’affanna
per il loro nutrimento,
mentre il nido culla il vento
e gli fa la ninna nanna. (D. Dini)

La rondine
Rondinella,
nera e snella,
sorellina
birichina
dalla dolce primavera,
t’ho aspettata!
Sei tornata
con il sole
con le viole
con l’azzurro
e in un sussurro
voli, voli nella sera.
Io ti guardo
e ti sorrido,
rondinella svelta e nera. (Anonimo)

Preparativi
Guarda: un uccello
è sceso dalla gronda.
Frulla nell’aria,
va da fronda a fronda,
salta su tutti i pruni della siepe,
si nasconde
nell’edera un momento,
getta festoso un grido
e a lui, dal nido,
un gorgheggio risponde.
Ora una gola sola può cantare;
ma nel maggio
saranno cinque voci a cinguettare.
Ed egli cerca, cerca nelle aiuole…
Ecco che trilla al sole
e torna al nido,
lieto, portando un piccolo fuscello.
un filo d’erba, un petalo, un granello. (G. Cesare Monti)

Uccelletto
In cima a un’antica pianta,
nel roseo ciel del mattino,
un uccelletto piccino
(Oh, come piccino!) canta.
Canta? Non canta: cinguetta.
Povera piccola gola,
ha in tutto una nota sola,
e questa ancora imperfetta.
Perchè cinguetta? Che cosa,
lo fa parer così giulivo?
S’allegra d’esser vivo
in quella luce di rosa. (A. Graf)

Ad una rondinella
O rondinella che hai passato i monti,
quanti paesi hai visto uguali al mio?
Perchè non t’avvicini e non racconti?
O rondinella che hai passato il mare,
gente diversa hai visto all’altra riva?
Perchè non me lo vieni a raccontare?
Io t’ho aspettato tanto, o rondinella,
tante notizie volevo sapere,
ma tu non parli nella mia favella
e voli via col l’ali tue leggere. (M. Remiddi)

La prima rondine
C’è un tremolar d’azzurro
oggi nell’aria,
un luccicar di verde
oggi nel sole,
un vago odore
di viole appena nate.
Entra giuliva
dalle finestre spalancate
la primavera in fiore.
Io seguo con occhi sospesi
lo stridulo volo di un’ala
che rade il tetto e scompare
via nell’aria, nel sole! (A. Morozzo Della Rocca)

Uccellin
Uccellin che non ti vedo
dove canti così lieto?
Ruvida l’aria, nudi i rami
ancora è inverno e tu già canti?
“Primavera, viene, viene, viene,
io lo so, io lo so, io lo so”
Oh come folle tu canti! Ma dove?
Nel cuore, nel cuore tu canti:
invisibile ti vedo, ti sento,
nell’aria ruvida, sui nudi rami:
annunzi che viene, che sempre ritornerà! (A. S. Novaro)

Il vecchio pero e la rondine
C’era un tempo un vecchio pero
che dormiva smorto e nero
nel freddo cortile.
Sotto vento, pioggia o neve
dormiva d’un sonno ben greve!
Tutta la neve che l’inverno caccia
gli assiderava le braccia,
la pioggia acuta e sottile
lo penetrava ostile,
il crudele e triste vento
lo staffilava con accanimento;
ma l’albero nulla sentiva;
sotto la sferza della rabbia viva
dormiva dormiva dormiva.
A San Benedetto
su l’alba rosata fu vista
una rondinella vispa
calare a tese ali sul tetto.
Rondine bruna, rondine gaia!
Posata sulla grondaia,
accanto al pendulo nido
miracoloso, ed ecco
il povero albero secco
irrigidito
che tanto aveva dormito
si svegliò fra tesori
di ciocche di fiori. (A. S. Novaro)

La rondinella
Torna la rondinella,
torna di là dal mare;
ha l’ali molto stanche
e deve riposare…
Qui, sotto la mia gronda,
c’è un piccol posticino,
il sol tutto lo inonda,
quando si fa mattino.
Vieni, rondine bella,
qui il nido a fabbricar;
qui posa l’ali stanche
dal tuo lungo volar. (R. Fumagalli)

Mimmo e le rondini
E due rondini ho sentito
che facean grandi complotti
coi loro cinque rondinotti.
“C’è” dicean, “un fratellino
(non ha nido, non ha penne,
ma per certo è un rondinino),
ch’è padrone del giardino.
Non ha nido e non ha penne,
ma padrone è certamente.
Se volesse, in men che niente,
ci potrebbe far contente”.
“Vacci tu” dice una rondine.
“Vacci tu” dice quell’altra.
“Tu che sai come si parla!
Tu che mai non ti confondi!”.
La nidiata è in gran subbuglio
perchè ha visto un bel cespuglio.
“Fate presto! Che s’aspetta?
Abbiam fretta, fretta, fretta!”
“Io ci vo se ci vai tu…”
e due rondini ecco giù.
“Messer Mimmo, rondinino,
padroncino del giardino,
tu puoi farci un gran piacere.
Il giardino è da vedere,
con la veste sua gaietta
tutta verde e tutta rosa.
C’è un odor di fragoletta
che solletica la gola.
La ghiaiuzza brilla e cricchia
e canticchia la fontana.
Questo è un eden di beltà.
Ma quel gatto che ci fa?”
Ah, che gioia, detto fatto,
inseguir quel tristo gatto
che vuol male ai rondinotti.
Tra i limoni e i bergamotti
si nasconde pancia a terra,
ora è entrato nella serra,
ora casca nella vasca…
Zum! Che balzo! E sul muretto,
è scappato, poveretto,
di paura morirà.
Ma che muoia! Ben gli sta!
“Pio pio pio, buon fratellino
rondinino, fior di lino,
grazie!” pigola il nidietto. (Terèsah)

Un rondinotto
E’ ben altro. Alle prese col destino
veglia un ragazzo che con gesti rari
fila un suo lungo penso di latino.
Il capo ad ora ad ora egli solleva
dalla catasta di vocabolari,
come un galletto garrulo che beva.
Povero bimbo! di tra i libri via
appare il bruno capo tuo, scompare;
come d’un rondinotto, quando spia
se torna mamma e porta le zanzare. (G. Pascoli)

Cuculo
La canzone l’ho capita
che ricanti fino a sera
di bei fiori rivestita
fa ritorno primavera.
Tu lo narri ad ogni pianta
lo ripeti ad ogni fiore
la tua gioia è tanta e tanta
e non puoi tenerla in cuore.
Ogni cosa si ridesta
gelo e nebbia non son più
il tuo cuore è tutto in festa
sì, cucù cucù cucù! (V. Giulotto)

Passerotti
Ci ci ci, ci ci ci
anche noi siamo qui
passerotti dei prati
impazienti ed affamati
con le alucce distese
le codine protese
siamo in tanti, siamo qui
dacci il pane, ci ci ci. (Anonimo)

Cardellini
Posati
su esili fili d’erba
archi di colore
oscillano
mossi dal vento. (P. Pesce)

Due rondini
Due rondini nella luce
al di sopra della porta e ritte nel loro nido
scuotono appena la testa
ascoltando la notte.
E la luna è tutta bianca. (J. Prévert)

Uccelli
Ci ci ci, ci ci, ci ci,
fan gli uccelli tutto il dì
e preparano nidietti
per deporvi i loro ovetti.
Ci ci ci, ci ci, ci ci,
fan gli uccelli tutto il dì. (Anonimo)

Uccelli
Quando vedo gli uccelli librarsi nell’aria
planare e po buttarsi in picchiata
attraverso il cielo,
nelle profondità del mio spirito sento
un ardente desiderio di volare.
Solo un folle può dimenticare
di lodare la vita nella sua potenza
quando anche gli uccelli spensierati
la lodano ogni giorno con il loro volo. (Anonimo)

L’albatro
Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave
che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
pietosamente calano le grandi ali bianche,
come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.
Com’è goffo e maldestro, l’alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
l’altro, arrancando, mima l’infermo che volava!
Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
che abita la tempesta e ride dell’arciere;
ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
per le ali di gigante non riesce a camminare. (C. Baudelaire)

Il passero solitario
D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirornmi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro. (G. Leopardi)

Rondine
Vieni, vieni rondinina
a abitar la tua casina
vieni qui sotto la gronda
a danzare la tua ronda
a destarci al nuovo dì
col tuo lieto ci ci ci. (Anonimo)

Rondine
Io vengo da lontano, ci ci ci
ho sorvolato il mare tanti dì.
Di ritrovare il nido son beata
perchè quel lungo viaggio mi ha stancata.
Con quanta gioia deporrò gli ovini
da cui nasceran presto i miei piccini!
Da mane a sera mi vedrai volare
per poterli ogni giorno poi sfamare.
E quando spunta il dì e quando muore
mi sentirai cantare a tutte l’ore. (E. Minoia)

Coraggio nelle avversità
“Cip cip”, fa un passerino da una pianta
“tutto è sepolto nella neve bianca!”
“Cip cip” piangono gli altri, “la va male:
non c’è più quasi niente da mangiare!”
“Cip, cip-cip, cip.” fa il passerotto saggio:
“Eh, nell’avversità ci vuol coraggio.
Pazza l’inverno e dopo i suoi rigori
si ridiventa tutti gran signori”. (L. Schwarz)

Uccellini
Uccellini, non sapete,
ch’è venuta primavera?
Avant’ieri ancor non c’era
oggi, invece, a un tratto è qui!
Uccellini, non vedere
come d’oro splende il sole?
Salutate il primo fiore
con un lieto ci ci ci. (L. Schwarz)

L’uccellino
Scocca come una freccia un uccellino
sul ramo verde posa un momentino
gira gli occhietti, getta un trillo e va…
piccolo vaso di felicità. (L. Schwarz)

Lo scricciolo
Uno è rimasto, il più piccino,
di tanti uccelli volati via,
un batuffolo di piume
che non sa malinconia;
un batuffolo irrequieto
tra i rametti della siepe,
così piccolo che pare
un uccello da presepe.
Vispi occhietti, alucce lievi,
un codino impertinente,
così gaio e spensierato
che può vivere di niente.
Nella campagna tacita, bianca,
che il gelo tiene prigioniera,
pare la nota dimenticata,
d’una canzone di primavera.
Sempre gaio, sempre lieto,
senza timore del domani,
pare un bimbo poverello
che tiene la gioia nelle sue mani. (G. Ajmone)

Aquila
Aquila che nel ciel spieghi solenne
il volo, a salutare il dì nascente,
fatte di luce sembran le tue penne,
come il pensier che sorge nella mente.
Regale e solitaria sulle alture
guardi la terra giù come straniera,
non son fatte per te le mie pianure,
della luce e dell’aria tu sei fiera.
Ti culli nell’azzurro sconfinato,
spazi con l’occhio nell’immensità
e l’aspre rupi, dov’hai nidificato
sono un rifugio quando il sol cadrà. (Anonimo)

L’usignolo
Gira e rigira di qua e di là
la cinciallegra dove sarà?
Sarà andata col suo figliolo
a fare visita all’usignolo:
“Usignolo, puoi tu insegnare
quell’arte belle di cantare?”
L’usignolo dice di no
l’arte bella insegnare non può
l’arte bella vien da dio
tu hai il tuo canto
ed io ci ho il mio. (L. Schwarz)

Il passero solitario
Tu nella torre avita,
passero solitario,
tenti la tua tastiera,
come nel santuario
monaca prigioniera
l’organo, a fior di dita;
che pallida, fugace,
stupì tre note, chiuse
nell’organo, tre sole,
in un istante effuse,
tre come tre parole
ch’ella ha sepolte, in pace.
Da un ermo santuario
che sa di morto incenso
nelle grandi arche vuote,
di tra un silenzio immenso
mandi le tue tre note,
spirito solitario. (G. Pascoli)

Dialogo
Scilp: i passeri neri su lo spalto
corrono, molleggiando. Il terren sollo
rade la rondine e vanisce in alto:
vitt. . . videvitt. Per gli uni il casolare,
l’aia, il pagliaio con l’aereo stollo;
ma per l altra il suo cielo ed il suo mare.
Questa, se gli olmi ingiallano la frasca,
cerca i palmizi di Gerusalemme:
quelli, allor che la foglia ultima casca,
restano ad aspettar le prime gemme.
Dib dib bilp bilp: e per le nebbie rare,
quando alla prima languida dolciura
l’olmo già sogna di rigermogliare,
lasciano a branchi la città sonora
e vanno, come per la mietitura,
alla campagna, dove si lavora.
Dopo sementa, presso l’abituro
il casereccio passero rimane;
e dal pagliaio, dentro il cielo oscuro
saluta le migranti oche lontane.
Fischia un grecale gelido, che rade:
copre un tendone i monti solitari:
a notte il vento rugge, urla: poi cade.
E tutto è bianco e tacito al mattino:
nuovo: e dai bianchi e muti casolari
il fumo sbalza, qua e là turchino.
La neve! (Videvitt: la neve? il gelo?
ei di voi, rondini, ride:
bianco in terra, nero in cielo
v’è di voi chi vide . . . vide . . . videvitt?)
La neve! Allora, poi che il cibo manca,
alla città dai mille campanili
scendono, alla città fumida e bianca;
a mendicare. Dalla lor grondaia
spiano nelle chiostre e nei cortili
la granata o il grembiul della massaia.
Tornano quindi ai campi, a seminare
veccia e saggina coi villani scalzi,
e – videvitt – venuta d’oltremare
trovano te che scivoli, che sbalzi,
rondine, e canti; ma non sai la gioia
-scilp- della neve, il giorno che dimoia. (G. Pascoli)

L’uccellino del freddo
Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina
che sgrigiola, il vetro che incrina. . .
trr trr trr terit tirit
Viene il verno. Nella tua voce
c’è il verno tutt’arido e tecco.
Tu somigli un guscio di noce,
che ruzzola con rumor secco.
T’ha insegnato il breve tuo trillo
con l’elitre tremule il grillo . . .
trr trr trr terit tirit. . .
Nel tuo verso suona scrio scrio,
con piccoli crepiti e stiocchi,
il segreto scricchiolettio
di quella catasta di ciocchi.
Uno scricchiolettio ti parve
d’udirvi cercando le larve. . .
trr trr trr terit tirit. . .
Tutto, intorno, screpola rotto.
Tu frulli ad un tetto, ad un vetro.
Così rompere odi lì sotto,
così screpolare lì dietro.
Oh! lì dentro vedi una vecchia
che fiacca la stipa e la grecchia. . .
trr trr trr terit tirit. . .
Vedi il lume, vedi la vampa.
Tu frulli dal vetro alla fratta.
Ecco un tizzo soffia, una stiampa
già croscia, una scorza già scatta.
Ecco nella grigia casetta
l’allegra fiammata scoppietta. . .
trr trr trr terit tirit. . .
Fuori, in terra, frusciano foglie
cadute. Nell’Alpe lontana
ce n’è un mucchio grande che accoglie
la verde tua palla di lana.
Nido verde tra foglie morte,
che fanno, ad un soffio più forte. . .
trr trr trr terit tirit. (G. Pascoli)

L’assiuolo
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù…
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:
chiù…
Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?…);
e c’era quel pianto di morte…
chiù… (G. Pascoli)

Lo stornello
– Sospira e piange, e bagna le lenzuola
la bella figlia, quando rifà il letto,-
tale alcuno comincia un suo rispetto:
trema nell’aurea notte ogni parola;
e sfiora i bossi, quasi arguta spola,
l’aura con un bruire esile e schietto:
– e si rimira il suo candido petto,
e le rincresce avere a dormir sola.-
Solo, là dalla siepe, è il casolare;
nel casolare sta la bianca figlia;
la bianca figlia il puro ciel rimira.
Lo vuole, a stella a stella, essa contare;
ma il ciel cammina, e la brezza bisbiglia,
e quegli canta, e il cuor piange e sospira. (G. Pascoli)

Il nido
Dal selvaggio rosaio scheletrito
penzola un nido. Come, a primavera,
ne prorompeva empiendo la riviera
il cinguettio del garrulo convito!
Or v’è sola una piuma, che all’invito
del vento esita, palpita leggiera;
qual sogno antico in anima severa,
fuggente sempre e non ancor fuggito:
e già l’occhio dal cielo ora si toglie;
dal cielo dove un ultimo concento
salì raggiando e dileguò nell’aria;
e si figge alla terra, in cui le foglie
putride stanno, mentre a onde il vento
piange nella campagna solitaria. (G. Pascoli)

Gli uccellini
Nella siepe tutta spini
son rimasti gli uccellini,
perchè il rovo e il biancospino,
il sambuco e l’agazzino
hanno bacche colorite,
nutrienti e saporite.
Ma lombrichi e chioccioline,
ricci, serpi e formichine,
la lucertola curiosa
(e il ramarro che riposa)
stan nascosti a sonnecchiare,
finchè il sol potrà tornare,
stan nascosti giorno e sera,
aspettando primavera.

Il nido solo
O rondinella nata in oltremare!
Quando vanno le rondini e qui resta
il nido solo, oh, che dolente andare!
Non c’è più cibo qui per loro, e mesta
la terra, e freddo è il cielo, tra l’affanno
dei venti, e lo scrosciar della tempesta.
Non c’è più cibo. Vanno. Torneranno?
Lascian la lor casa senza porta;
tornano tutte al rifiorir dell’anno. (G. Pascoli)

Partono le rondini
Oh, rondinelle! E’ triste il vostro addio,
benchè sia pieno di festosi gridi:
è tanto triste come il dondolio
che fan tra i ramoscelli i vuoti nidi.
Oh rondini! E’ pur dolce ai nostri cuori
questa vostra partenza agile e gaia,
che ci rammenta i piccoli rumori
che facevate sotto la grondaia!
S’alzan nel cielo della rosea sera
le rondinelle a stormi e a tribù.
Ritorneranno tutte a primavera?
Forse qualcuna resterà laggiù. (M. Moretti)

Piccolo nido
Piccolo nido lì sotto la gronda,
sei stanco, è vero? Stanco d’aspettare?
Oh, tra poco la rondine gioconda
ripasserà, per te, tutto quel mare!
La neve, il vento, il freddo, la bufera
non t’han guastato: sotto il tetto fido
verrà la rondinella bianca e nera…
Un altro poco ancor, piccolo nido! (Zietta Liù)

L’albero secco e la rondine
A San Benedetto,
su l’alba rosata fu vista
una rondinella vispa
calare a tese ali sul tetto.
Rondine bruna, rondine gaia!
Posata sulla grondaia,
accanto al pendulo nido,
mise un piccolo grido,
ed ecco
il povero albero secco
irrigidito,
che tanto aveva dormito,
si svegliò tra tesori
di ciocche di fiori. (A. S. Novaro)

Il nido
Io vidi ieri sotto al mio balcone
una casetta aperta all’aria, al sole;
intesi una sottil, dolce canzone
vagar per l’aria e coll’odor di viole.
“Prendiamo il nido!” e rapido balzai
sul vecchio fico che la vecchia casa
protegge, e tra le fronde m’affacciai:
… l’anima mia fu di dolcezza invasa.
La rondinella dalle alucce scure,
da cinque becchi aperti circondata,
quale mammina, che dà affetto e cure,
porgeva all’uno e all’altro l’imbeccata.
Mi parve allor veder la mamma mia
con noi piccini intorno… E ne provai
un rimorso sottile; ritirai
la mano, e ridiscesi nella via. (Hedda)

Rondine
Sui fili del telegrafo
la rondine saltella:
dà un trillo, un guizzo, vola…
Spicca nel cielo nitido,
piccola cosa bella,
piccola cosa sola
che frulla, trilla, va:
cuore che batte nell’immensità. (Hedda)

La prima rondine
Come una monachella
vestita di bianco e di nero,
la prima rondinella
è giunta dall’altro emisfero.
Sporgente dalla grondaia
la chiama il bel nido natio,
e par che gli risponda
girandogli attorno: sei mio.
E quando sotto il tetto
nel piccolo nido pispiglia,
palpita in ogni petto
l’amor della dolce famiglia. (R. Pitteri)

Rondini sul mare
Caduto il soffio della tramontana
ecco le prime rondini sul mare!
giungono d’oriente a salutare
le tue piagge dolcissime…
Alacri nel desio dei loro nidi
le rondini traversano il sereno:
una vien sola innanzi, messaggera.
Le guarda il pescatore, ode gli stridi,
pensa: ieri partirono… è un baleno
il tempo. Ecco tornata primavera. (F. Pastonchi)

La buona notte delle rondini

Quando muore il dì perduto
dietro qualche oscura vetta,
quando il buio occupa muto
ogni vuota oscura via,
una strana frenesia
tra le rondini scoppietta.
Come bimbi sopra l’aia
giocan elle con giulive
grida intorno alla grondaia;
e poi su nel cielo rosa
vanno vanno senza posa
dove Iddio soletto vive.
Gaie arrivano in presenza
del buon Dio, che tutto accoglie;
una bella riverenza
fa ciascuna, e poi dice:
“Sia la notte tua felice!”
Dice e il volo quindi scioglie.
Scioglie il volo, e giù si china
con un poco di tremore
per la lieve aria turchina;
e ritrova le sue orme,
trova il nido, e ci si addorme
col capino sopra il cuore. (A. S. Novaro)

Ritornava una rondine al tetto

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: -Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là nella casa romita,
lo aspettano, aspettano invano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano. (G. Pascoli)

 Il cuculo

O cuculo, bel cuculo barbogio
che veli sopra il fresco canepaio
cantando il tuo ritornello gaio,
il vecchio ritornello d’orologio:
tu sei la primavera pazzerella,
che si nasconde e canta allegra: -Orsù,
venitemi a pigliar… cucù! Cucù!-
dietro il frumento che va in botticella.
E quando, dopo un lungo inseguimento,
tu speri d’acciuffarla nel frumento,
ella, che ti spiò e venir ti vide,
eccola là, che canta e ti deride
da un alto pioppo, tremulo d’argento,
che s’alza in fondo al campo di frumento.
O cuculo mio del cuculo vaio
che voli sopra il fresco canepaio. (G. Govoni)

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Sono Maria Marino. Mi occupo di pedagogia, didattica, arte e manualità. Lapappadolce è il sito che scrivo come insegnante e mamma, per contribuire nel mio piccolo a rendere più accessibili a tutti i bambini, a scuola o a casa, la didattica Montessori, la pedagogia Waldorf, e tutte le pratiche educative che ho imparato con loro e in cui credo.

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